Get up!

Get up! non è un romanzo, non è un saggio accademico e non pretende di insegnare a vivere. È una raccolta di riflessioni personali, provocazioni, ironie e qualche verità scomoda su una società che sembra aver smarrito il piacere di pensare con la propria testa.

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Mini sinossi

Get up! non è un romanzo, non è un saggio accademico e non pretende di insegnare a vivere. È una raccolta di riflessioni personali, provocazioni, ironie e qualche verità scomoda su una società che sembra aver smarrito il piacere di pensare con la propria testa. Dal consumismo all'indifferenza, dalla politica alle relazioni umane, passando per l'ipocrisia, i social media e le contraddizioni della vita quotidiana, il libro affronta temi seri senza rinunciare al sarcasmo e all'autoironia. Non offre risposte definitive e nemmeno pretende di avere sempre ragione. Piuttosto, invita a fermarsi, dubitare, sorridere e, possibilmente, ricominciare a ragionare. Da leggere anche a piccole dosi. Magari seduti sul trono, al posto dell'ennesima scrollata sullo smartphone.

L'idea

L'idea di Get up! ha radici lontane, negli anni universitari trascorsi a Losanna, quando condividevo un appartamento con un amico. La casa non offriva grandi lussi, ma c'era un luogo che consideravo quasi sacro: il bagno.
Sulla mensola sotto lo specchio c'erano sempre due libri: Il Manifesto del Partito Comunista e Branchie di Niccolò Ammaniti. Due letture decisamente diverse, una più ideologica, l'altra cruda e provocatoria, ma entrambe capaci di stimolare riflessioni. All'epoca non avevo ancora un cellulare. Niente notifiche, niente social, niente algoritmi a suggerirmi cosa pensare. Solo qualche minuto di tranquillità e delle pagine da leggere.
Trent'anni dopo, mi sono accorto che qualcosa era cambiato. Nei bagni, e non soltanto lì, i libri sono praticamente scomparsi. Al loro posto, lo smartphone. Anche quei pochi momenti di solitudine sono diventati occasioni per consumare informazioni, immagini, commenti e contenuti spesso dimenticati pochi secondi dopo. Da questa osservazione, inizialmente quasi banale, è nata l'idea di Get up!.
Volevo riportare un libro in bagno. Ma soprattutto volevo scrivere qualcosa che potesse interrompere, anche solo per qualche minuto, questo continuo bombardamento di stimoli. Una raccolta di pensieri nati dall'osservazione del mondo, dalle mie esperienze, dalle mie contraddizioni e da qualche sana arrabbiatura.
Il titolo è un invito ad alzarsi. Dal trono, certamente. Ma anche dall'indifferenza, dalla passività e dalla comodità di lasciare che siano sempre gli altri a pensare al posto nostro. E se alla fine qualcuno uscirà dal bagno con una domanda in più, anziché con l'ennesimo video dimenticato, avrò già raggiunto una parte del mio obiettivo.

Le case editrici e la conseguenza

Una volta terminato il manoscritto nel 2025, ho deciso di sottoporlo a diverse case editrici. Non mi aspettavo tappeti rossi, contratti milionari o presentazioni televisive. Speravo semplicemente che qualcuno trovasse interessante il progetto.
Le risposte, quando sono arrivate, sono state negative. Con un'eccezione: una casa editrice si è mostrata disponibile alla pubblicazione, a condizione che acquistassi anticipatamente 200 copie del mio stesso libro.
Ho gentilmente declinato.
Non ho nulla contro chi sceglie forme di pubblicazione a pagamento o compartecipata. Semplicemente, non era ciò che cercavo. L'idea di dover diventare il primo cliente del mio libro per poterlo vedere pubblicato non mi convinceva particolarmente.
Questa esperienza, però, ha avuto un effetto inatteso. Mi ha fatto riflettere sul senso di aspettare che qualcuno decidesse se un mio progetto creativo meritasse o meno di essere condiviso. Forse è stato proprio questo uno dei piccoli episodi che hanno contribuito alla nascita di ReflectionChic. Uno spazio dove raccogliere idee, pensieri, progetti e creazioni senza dover necessariamente aspettare l'approvazione di qualcuno. Non per sostituirmi a un editore, né per dimostrare che avesse torto a rifiutare il manoscritto. Semplicemente per continuare a creare, scrivere e condividere, il tutto senza nessuna ambizione ulteriore, semplicemente per alimentare la mia voglia di riflettere su questioni a me care.
Get up! rimane quindi, almeno per il momento, un manoscritto inedito. E il suo percorso non è necessariamente concluso.